“Non aprire queste mail!”: assurdo, ecco il motivo

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Il web ha letteralmente rivoluzionato il mondo dell’informazione e in tempi più recenti, grazie alla diffusione di strumenti come smartphone, tablet e personal computer, ha avuto un peso sempre maggiore nelle vite della maggior parte della popolazione che può averne accesso.

Ovviamente con la diffusione capillare del world wide web e anche dei social media, ma ovviamente esiste sempre l’utilizzo “illecito” di queste piattaforme e se il fenomeno delle fake news ha condizionato anche il tessuto sociale, in questi ultimi anni, l’uso del web per adempiere vere e proprie truffe non è certo una novità, ma questo fenomeno non si è mai realmente arrestato ma si è prevalentemente adattato ai tempi.

Truffe tramite email

La tecnica adottata dai malintenzionati, che riesce ad aggirare parzialmente le protezioni native presenti su ogni tablet, smartphone e computer moderni, prevede l’influenza attiva della “vittima” che viene esortata ad aprire una specifica email. In passato le email “maligne” erano solitamente piene di virus o altri software che mettevano a repentaglio il corretto funzionamento del dispositivo, sopratutto per estorcere dati sensibili.

In tempi più recenti si è ridiffuso il cosiddetto phishing, che di fatto prova a convincere l’utente a seguire un determinato link, che nella maggior parte dei casi “ruba” dati sensibili dal dispositivo.

“Non aprire queste mail”!

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Generalmente si tratta di email che “simulano” quelle inviate agli utenti di banche, uffici postali ma anche da parte di organi dello stato come Polizia, guardia di finanza e quant’altro: in molti casi presentano anche una tipologia ed una grafica apparentemente verosimile.

E’ piuttosto facile riconoscere queste email, visto che presentano in molti casi errori grammaticali piuttosto evidenti, non presentano un’intestazione personale (ma spesso un generico “Gentile utente”) e sopratutto hanno toni allarmistici proprio per invogliare le “vittime” ed aprirle.

Numerose banche e anche l’Agenzia delle Entrate si sono pronunciati in merito, esortando a non aprire queste email e sopratutto non seguire i link contenuti al loro interno.