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Canone Rai in aumento? Ecco la verità: “Incredibile”

Il Canone Rai in una “virtuale” classifica tra le imposte più detestate da parte della popolazione italiana, sarebbe piazzata tra le prime posizioni: chiamato impropriamente Canone quando in realtà è una vera e propria tassa, concepita concettualmente addirittura nella prima metà del 20° secolo e mai realmente ridisegnata.

Di fatto si applica in base al semplice possesso di apparecchi radiotelevisivi, non considerando l’utilizzo, e anche se alcune categorie di persone ne sono esenti (è anche possibile chiedere l’esenzione, dimostrando di non possedere un TV), è fonte di disprezzo diffuso almeno concettualmente: dal 2016 infatti le entrate favorite da questa imposta sono aumentate dopo che il governo Renzi ha deciso di unire il canone televisivo, opportunamente dilazionato in 10 rate, alla bolletta telefonica.

Canone Rai in aumento? Ecco la verità: “Incredibile”

Il canone quindi “costa” 90 euro all’anno, cifra non elevata se rapportata a quelle degli altri paesi. Ma è sopratutto il fatto che sia un’imposta e non più un canone (da almeno 20 anni) a “dar fastidio” all’utenza. Tuttavia il servizio pubblico televisivo, attraverso i propri esponenti ha ricordato che la stessa risulta sottofinanziata, in buona sostanza significa che gli importi ottenuti attraverso la tassa televisiva non sono sufficienti per “foraggiare” il servizio pubblico.

Ad oggi poco meno di 1/3 della popolazione paga il canone Rai, che proprio dal 2016 risulta essere sensibilmente calato come importo (90 invece dei precedenti 113 euro). A partire dal 2023 pur non essendoci vere comunicazioni, l’importo totale potrebbe concretamente aumentare e il canone potrebbe anche ritornare ad essere “scorporato” come in precedenza, pur restando una tassa.

L’intenzione è quella di rimettersi “in linea” con la maggior parte dei paesi europei, dove, come accennato prima: nella Francia continentale è di 139 euro, in  Germania e alla Gran Bretagna, nei quali è pari rispettivamente a 220 e a 185 euro, ricordando anche che in quasi tutti gli altri paesi europei la “stretta fiscale” risulta essere meno importante.