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Pensione senza 20 anni di contributi: ecco chi può richiederla

Uno stato come l’Italia, da anni in forte decrescita dal punto di vista demografico sta pagando anche gli “effetti” di politiche relative al pensionamento a volte inadeguate, che hanno contribuito ad allungare sempre di più l’età pensionabile, già piuttosto alta. Essendo il nostro paese una nazione dalla speranza di vita particolarmente alta, lo stato è obbligato ad adeguarsi in merito al tema pensioni.

Come la maggior parte degli stati moderni, l’Italia è un paese basato sul lavoro, e qualsivoglia tipo di lavoratore per avere un ritorno in termini pensionistici nei riguardi dello stato deve obbligatoriamente sviluppare contributi, ossia una tipologia di tributo cioè un prelievo coattivo di ricchezza dal cittadino contribuente effettuato verso una pubblica amministrazione o lo Stato.

Sistema in crisi

L’attuale esecutivo Draghi ha scelto di ritornare almeno temporaneamente al “vecchio” sistema contributivo, che prevede un’uscita dal mondo del lavoro a partire dal 67 anni d’età,  dal 2019 al 2022,  (che aumenterà progressivamente se aumenta la speranza di vita) a patto di avere un’ anzianità contributiva di almeno 20 anni.

Le varie tipologia di pensionamento anticipato hanno “spaccato” sia l’opinione che la politica stessa, trattandosi di uno dei temi più importanti del nostro paese.

Pensione senza 20 anni di contributi: ecco chi può richiederla

E’ ancora in vigore una vecchia legge, denominata legge Amato, che nel corso degli anni ha subito tre diverse deroghe ognuna delle quali non prevede penalizzazioni per coloro che vi ricorrono.

La prima lo consente qualora tutti i 15 anni di contributi, pari a 780 settimane contributive, facemdp riferimento a periodi antecedenti al 31 dicembre 1992. Si tengono conto per l’occasione ogni tipo di contributi, anche quelli figurativi, volontari e riscatto.

Il lavoratore richiedente deve essere iscritto al Fondo lavoratori dipendenti o alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi dell’INPS, ma possono richiederlo anche gli ex Enpals e gli ex INPDAP.

La seconda deroga riconosciuta dalla Legge Amato, invece, consente di andare in pensione con 15 anni di contributi qualora con un provvedimento antecedente alla suddetta data (31 dicembre 1992) si sia stati autorizzati al versamento dei contributi volontari, ma la seconda deroga è attuabile  solo per i lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’INPS, e per gli ex Enpals.

La terza deroga Amato, permette l’ottenimento della pensione a patto di avere un’anzianità assicurativa di almeno 25 anni: il primo contributo deve essere stato versato almeno 25 anni dalla data del raggiungimento dei requisiti per la pensione. E’ necessario avere 15 anni di contributi da lavoro dipendente versati all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo. Di questi 15 anni almeno 10 devono essere stati lavorati per periodi non inferiori alle 52 settimane.