Cosa succede se non chiudi un conto corrente? Attenzione

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Il conto corrente rappresenta in senso generale uno degli strumenti di gestione del denaro, solitamente per depositarlo ed organizzarlo al meglio. Si tratta di uno strumento che viene messo a disposizione solitamente da un istituto di credito (ma anche da parte di Poste Italiane) che da svariati decenni permette un numero piuttosto consistente di operazioni, come il prelievo, il deposito, la possibilità di fare assegni e tutta una serie di azioni inerenti ai risparmi.

Essendo strumenti di “guadagno” da parte delle banche, queste ultime hanno tutta l’intenzione di “tenersi stretti” i propri clienti, anche a fronte di un’offerta in termini di conti piuttosto diversificata. Molte persone inoltre hanno più di un conto, mentre altre decidono di “passare” ad un altro dalle condizioni maggiormente vantaggiose. Ma cosa succede se non si chiude un conto corrente?

Cosa succede se non chiudi un conto corrente? Attenzione

Iniziamo a dire che un conto corrente può essere chiuso in qualsiasi momento, presentando un’apposita richiesta attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno, tramite via telematica o “fisica” presso la banca: secondo il decreto Bersani 223/2006  inoltre la pratica di chiusura del conto deve essere obbligatoriamente gratuita ed il conto deve essere chiuso entro, e non oltre i 12 giorni della richiesta da parte del cliente. Se questo non accade in tempo, la banca subirà sanzioni pecuniarie comprese tra i 5.160 e i 64.555 euro.

Il conto per essere chiuso deve provvedere all’estinzione dei seguenti procedimenti.

  • Addebito bollette
  • Domiciliazioni
  • Blocco di invio bonifici automatici
  • Assegni non incassati
  • Riconsegna di carte di debito e di credito
  • Riconsegna libretto assegni
  • Chiusura di un eventuale conto titoli associato al conto

Risulta obbligatorio anche ripianare eventuali conti in “rosso”, ossia in negativo.

Un po’ come accade per i libretti postali, anche i  conti corrente che non sono movimentati per oltre 10 anni diventano dormienti, ossia “congelati” prima di essere estinti dall’istituto di credito in questione.

 

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