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Prosciutto crudo o cotto, quale fa ingrassare? Ecco la risposta

Pochi alimenti sono così generalmente conosciuti e consumati come i salumi nel nostro paese, e nello specifico il prosciutto risulta essere una delle tipologie più amate in senso assoluto. Nel corso dei secoli è nato una sorta di “battaglia divisiva” tra gli utilizzatori del crudo o del cotto, soprattutto in ambito “salutare”. Tra prosciutto crudo e cotto differiscono alcuni dettagli importanti che influiscono anche sul prodotto finale, come il taglio, l’allevamento, il tipo e la durata di conservazione, eccettera. Molto spesso i salumi in senso ampio del termine sono sconsigliati nei regimi alimentari particolarmente “stringenti”, ma nell’ambito di una dieta, quali sono le varianti di prosciutto che fanno o non fanno ingrassare?

Prosciutto crudo o cotto, quale fa ingrassare? Ecco la risposta

Solitamente il cotto viene considerato meno pesante, quasi meno “raffinato” rispetto alla controparte “cruda”. Il cotto presenta in effetti una limitata quantità di grassi ed è mediamente ricco di proteine e che garantisce un buon apporto di vitamine e di sali minerali, anche se va detto che i grassi che contiene sono prevalentemente saturi e quindi non particolarmente salutari, anzi. Il crudo tende ad essere più “grassoso” ed è solitamente più salato, ecco perchè anche la percezione stessa di questa tipologia di prosciutto è meno salutare.
In realtà, i grassi del cotto sono meno indicati per chi ha problemi di colesterolo alto, mentre il crudo è decisamente più dannoso per chi soffre di ipertensione, a causa del sale: in definitiva i grassi del prosciutto crudo sono meno “dannosi”, mentre il cotto è globalmente meno “pesante”, sia nella percezione che nei fatti (seppur in ambito calorico in media il cotto ha 415 calorie per etto contro le 470 del crudo.

In senso generale è il crudo ad essere “migliore” dal punto di vista nutritivo, essendo più ricco di sali minerali, di contro ha un contenuto di sale piuttosto importante rispetto alla variante cotta. Ma non esistono differenze molto importanti, resta essenziale moderarne il consumo a 2-3 volte a settimana.

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