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Canone Rai, cosa succede se non si paga? “Attenzione!”

Poche imposte sono così “antipatiche a pelle” come il Canone Rai, vale a dire il nome comune della tradizionale tassa televisiva, una forma di obbligo di pagamento che esiste in molte realtà europee, e consiste in una forma di tassa fissa sul possesso di un determinato strumento, in questo caso la televisione.

Il Canone Rai fa parte della quotidianità effettiva degli italiani da oramai molte generazioni eppure non è stato mai “assorbito” ed accettato in tutto e per tutto, a causa di una serie di motivazioni anche molteplici, che hanno reso questa imposta tra le più evase in senso assoluto del termine.

Canone Rai, cosa succede se non si paga? “Attenzione!”

Circa 2/3 dei cittadini muniti di un televisore (il Canone Rai è una tassa sul possesso, concepita quindi non sull’utilizzo dell’elettrodomestico) infatti non paga regolarmente questa imposta, ed anche se questa quota sembra effettivamente molto alta, la forma attuale, in uso dal 2016, rappresenta comunque un netto passo in avanti per lo stato, che necessita ancora molto di questa tassa.

Il Canone Rai infatti sotto questa forma riesce ad acquisire oltre 1 miliardo di euro ogni anno, ma in epoche passate solo poche migliaia di  nuclei familiari del nostro paese pagavano regolarmente l’imposta, concepita su base annuale, eccezion fatta per alcune categorie di cittadini che possono chiedere l’esenzione.

Anche per il 2023 la tassa televisiva sarà rateizzata, corrispondente a 90 euro dilazionati in 10 “parti” da 9 euro l’una, associate alla bolletta della luce, da gennaio ad ottobre. Anche se per lo stato è abbastanza difficile venire a conoscenza in modo preciso dell’entità degli evasori di questa tassa, anche in virtù dei numeri, trattandosi di un’imposta sono previsti diverse tipologie di effetti e sanzioni.

In primis il pagamento può venire “reclamato” attraverso dei solleciti, se questi non sortiscono effetti veri e propri, lo Stato calcola un importo aggiunntivo che può essere costituito da una cifra da 2 a 5 volte i 90 euro sopracitati, quindi da 180 a 540 euro.

In casi ancora più estremi, viene aperto un fascicolo dall’Agenzia delle Entrate e viene iscritto a ruolo e si attiverebbe la procedura di riscossione coattiva.

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