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Pellet, come sceglierlo? Ecco la guida completa

Le stufe a pellet hanno avuto una grande diffusione in particolare a partire dall’inizio degli anni 2000, ma solo dallo scorso decennio è realmente diventato una forma di combustibile in grado di rivaleggiare con le tradizionali forme di riscaldamento, costituite in primis dal gas metano. Le difficoltà di approvvigionamento, unite ad altre legate al contesto ambientale, hanno favorito indubbiamente l’importazione di questo prodotto, oggi molto diversificato. Ma come scegliere quello giusto?

Pellet, come sceglierlo? Ecco la guida completa

Il pellet è in buona sostanza un “prodotto di scarto” costituito da forme di legname lavorato, che viene prodotto in modo particolare al di fuori dei confini italiani. Solo il 20 % del pellet presente nel nostro paese è autoprodotto, e nonostante le richieste sempre più cospicue hanno inciso sui prezzi, il pellet è molto comune.

Anche grazie all’e-commerce esistono tantissime versioni di pellet, anche se i fattori che servono per deciderne uno di buona qualità restano i seguenti: il tasso di umidità, la quantità di cenere che produce e forse più importanti di tutti, il potere calorifero, che determina di fatto l’efficienza del prodotto.

Conviene sempre controllare l’imballaggio in quanto un buon pellet deve indicare varie sigle e certificazioni, se queste non sono presenti non è mai consigliabile acquistarlo.

Il livello di umidità ad esempio non dovrebbe mai superare il 10-12% in quanto prevedibilmente questo dato riduce l’efficienza della combustione e il conseguente potere calorifero.

Nel nostro paese le qualità di pellet presentano varie classi di efficienza ENplus (A1, A2 e  B). La A1 è quella migliore, mentre la B non è destinata in genere ad un utilizzo domestico.

La capacità di sviluppare cenere è indicata dalla percentuale di residuo fisso che non dovrebbe superare l’1%. Un pellet di buona qualità non deve presentare troppa “polvere” di legno ma neanche essere troppo solido e resistente: in senso generico il potere calorifero sprigionato dovrebbe attestarsi su valori tra i 4,5 ed i 5 kWh/Kg.

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