Il prezzo dell’oro al dettaglio è certamente legato ad una forma generale di tendenza di rialzo o ribasso che viene incentivata in modo più o meno stringente da vari fattori, e proprio il contesto attuale sta evidenziando una naturale forma di nuovo aumento della domanda di oro, che però non è sufficiente a spiegare i nuovi “picchi”. Il prezzo dell’oro è infatti in aumento oramai da diverse settimane, anche come “conseguenza” di diverse strategie di paesi influenti come gli Stati Uniti.

Il prezzo dell'oro al dettaglio è certamente legato ad una forma generale

Il prezzo del “biondo metallo” infatti ha raggiunto varie volte il massimo storico annuale, ed adesso risulta essere in una condizione di “salute” importante.

Ma quanto vale oggi e dove potrà arrivare nel prossimo futuro? Vediamolo assieme

Prezzo oro in aumento, ecco quanto vale oggi

Il prezzo dell'oro al dettaglio è certamente legato ad una forma generale

Nell’ultima settimana l’oro, già in “tendenza”, è salito di 2,63% arrivando a toccare 2.035 dollari l’oncia, pari a circa 59.61 euro al grammo. L’oncia troy è infatti la forma di unità di misura più utilizzata per regolarizzare la posizione dell’oro e di altri metalli oltre che pietre preziose.

L’aumento del costo è legato a vari fattori, uno su tutti una domanda in aumento, che in realtà si accoda ad una forma di richiesta generalmente elevata, che spesso viene palesata quando le varie condizioni finanziarie perdono stabilità e credibilità. In Europa, come anche negli Stati Uniti si è propensi a ridare fiducia nei metalli preziosi, oro in testa soprattutto quandi governi delle singole nazioni e delle unità sovranazionali come l’Unione Europea sviluppano una tendenza capacità di controllo sulle economie.

Ad esempio aumentando i tassi di interesse in modo da portare ad un controllo maggiore ed una speranza di calo dell’inflazione , il principale fenomeno che causa il deprezzamento del denaro. Cosa che è già stata palesata nel corso del 2023, e che solo in queste settimane è stata limitata, in parte proprio per l’intervento della BCE in Europa e più recentemente della FED, che è formalmente la banca centrale statunitense, che nonostante i miglioramenti ha deciso di non modificare i tassi, invitando quindi direttamente gli investitori medi e grandi a non calare la “presa” sull’oro che resta quindi da diversi giorni molto al di sopra della soglia dei 2000 dollari l’oncia troy.

La condizione potrebbe permanere fino alla fine del mese e quindi del 2023, secondo molti analisti l’oro potrebbe ritornare poco sotto la soglia dei 2000 dollari l’oncia, anche se la situazione andrà verificata nel corso delle prossime settimane, anche valutando la condizione del dollaro.